Conoscete già la mia passione per i giochi di breve durata ma con grande storia. Giovedì scorso mi sono cimentata in Blackwood Crossing, di PaperSeven, una di quelle avventure incentrate completamente sul racconto a discapito di un gameplay scarno e facilotto. Vi spiego di cosa si tratta.

 

SOGNO, REALTA’ O PAURA?

Ci svegliamo all’interno di un vagone di un treno in corsa, nei panni della giovane Scarlett, una ragazza dai capelli rossi e dalle lentiggini vivide sul viso. Appena svegli, veniamo stuzzicati da nostro fratello, Finn, che finge di essere rimasto chiuso dentro il bagno per sbucare fuori e farci spaventare (con scarsi risultati). Lo sgridiamo, gli intimiamo di tornare al posto, ma lui, da vero e proprio monello quale è, scappa di nuovo e ci costringe a inseguirlo per fermarlo. La povera Scarlett si ritrova, seguendolo, in una sorta di gioco ideato da Finn stesso, di cui però non riesce a comprenderne la natura: dovremo risolvere dei piccoli enigmi collegando le discussioni dei ‘grandi’, i cui volti sono coperti da maschere di cartone realizzate da nostro fratello. L’unico personaggio che Scarlett non riconosce è un bambino con una maschera da coniglio, molto più realistica rispetto alle altre, che la chiama e la invita a seguirlo portandola sempre sulla via più giusta per ritrovare Finn.

 

RAPPRESENTAZIONI ONIRICHE DI RICORDI ASSENTI

Nel corso degli enigmi, Scarlett ci farà capire che le persone mascherate sono persone realmente esistite nella vita dei due fratelli: i signori anziani sono i nonni, leonessa e leone sono i genitori, la maestra ha una maschera da anziana e il compagno di scuola una maschera da personaggio cattivo; l’unico ad avere una busta di carta al posto della testa è il fidanzato di Scarlett.
La famiglia Blackwood è morta e gli unici sopravvissuti sono appunto i due fratelli, e Scarlett, già da giovanissima, si è ritrovata a dover badare al fratellino, e mentre lei era in età adolescente nella quale si cerca la libertà e la propria indipendenza, lui invece era in quella nella quale si cercano costantemente attenzioni, soprattutto nel caso in cui le figure importanti della famiglia vengono a mancare precocemente; e se queste attenzioni non arrivano, si comincia con le marachelle, che però possono anche costare la vita…

 

PERCHE’ QUESTO VIAGGIO?

Come precedentemente detto, il racconto inizia nel vagone del treno, ma non si sviluppa completamente al suo interno. Infatti, Scarlett percorre altri vagoni che si intersecano con luoghi conosciuti e vissuti dai due ragazzi: la casa sull’albero, l’isola inventata da Finn e la serra del nonno, per concludersi poi nuovamente nel vagone iniziale. Ma perché? Perché, in pratica, stiamo rivivendo i momenti in cui Scarlett ricorda piacevolmente la sua convivenza con il fratello, ma che, purtroppo, la fanno sentire anche tremendamente in colpa con se stessa. In colpa per non essere riuscita a essere la sorella perfetta, per non essere stata in grado di dare a Finn quello che cercava, per non aver sostituito in maniera giusta i genitori. Ed è per questo che, ripercorrendo i diversi momenti più o meno tragici e problematici, Scarlett si immagina come una vera e propria eroina, con poteri sovrannaturali tali da poter salvare Finn in ogni situazione.

 

UN LEGAME STRETTO E IL BISOGNO DI ANDARE AVANTI

Il compito del gioco è quello di raccontare, quindi, il legame stretto e forte che esiste tra Scarlett e Finn, attraversando un mondo onirico e fantastico che la ragazza ricrea in ricordo di quello che è stato tra di loro. Ma non è solo questo: in realtà, l’obiettivo che Scarlett si propone, utilizzando appunto la propria fantasia, è il bisogno di affrontare i problemi della vita e i traumi avuti in modo personale, rivivendo e reinterpretando così i momenti salienti e importanti passati con Finn, nel tentativo di cambiare le cose o, come detto prima, di perdonarsi ed espiare le proprie colpe.

 

IN CONCLUSIONE

Un titolo semplice, questo Blackwood Crossing, di breve durata e di facile comprensione. I dialoghi non sono mai banali e non ci ritroveremo mai a volerli saltare, saranno sempre legati in maniera corretta e il susseguirsi degli eventi ci farà inevitabilmente voler scoprire cosa verrà detto dopo. Purtroppo, se da un lato abbiamo una grafica originale e mai banale, dai colori sgargianti e dall’effetto stile ‘fumetto’, dall’altro abbiamo difetti di gameplay fastidiosi, il più grande dei quali è la lentezza eccessiva della protagonista nello spostarsi negli ambienti, che va a scoraggiare gli esploratori più accaniti che si ritroveranno a dover ripercorrere più volte gli stessi percorsi alla velocità di una lumaca. A discapito di un gameplay povero, anche se più ricco di molti altri giochi dello stesso genere, questo titolo ha dalla sua la semplicità di comprensione del racconto che, nonostante la frivolezza utilizzata per raccontarlo, ci da un grande insegnamento: tutto può essere superato.

 

 


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Author Clairessa
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Categories Recensioni
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