Sono tornata dopo tanto, tanto tempo per recensirvi Kholat, un’avventura horror basata su fatti realmente accaduti.
Nella notte del 2 febbraio 1959, un gruppo di 9 escursionisti si avventurarono sui monti Urali, accampandosi nei pressi del monte Kholat Syakhl, ma furono ritrovati tempo dopo deceduti in circostanze ancora sconosciute. Infatti, i ragazzi furono trovati a diversa distanza dall’accampamento, per lo più svestiti e con gravi ferite sul corpo, e le tende erano state tagliate dall’interno, come se i ragazzi fossero furiosamente scappati da qualcosa o da qualcuno realizzandosi delle uscite di emergenza.
I giovani avrebbero dovuto raggiungere un monte distante 10 km dal punto dell’incidente, ma a causa di una tempesta persero la via e si ritrovarono sotto Kholat (che prese il nome di monte della Morte, per questo il nome del gioco). Accortisi dell’errore, decisero di accamparsi stremati dalla fatica e dalla fame.

Da qui, l’inizio del gioco: ci ritroviamo nei pressi del loro accampamento ritrovando un’ultima nota lasciata dai giovani prima dell’avvenimento. Poca la nostra attrezzatura: una bussola, una mappa con segnati dei punti precisi, e tanta, tanta neve davanti a noi.

Un accampamento vicino al quale potremo salvare i nostri progressi

GAMEPLAY  E IMMERSIONE

Non aspettatevi il solito survival horror con armi e difesa, qui potrete solo contare sulla vostra capacità di orientamento e sui vostri piedi. L’unica cosa che ci ritroveremo a fare è, infatti, scrutare i paesaggi innevati di fronte a noi, consultare la cartina aiutandoci con la bussola per evitare di perderci in quei posti etereamente uguali, leggere note e diari e ovviamente camminare. Posso dire con certezza che si tratti più di un walking simulator che altro, il che però non va a scontrarsi per fortuna con la durata del gioco, che in 6/7 ore massimo può essere terminato.

La bussola e la mappa saranno i nostri più grandi amici

La prima ora di gioco mi sono ritrovata impaurita a ogni piccolo suono, anche solo i miei stessi passi sulla neve, tra lupi che ululano e strani sussurri nel vento. Ma, purtroppo, finita la prima ora di ‘conoscenza’ tra me e il gioco, tutto diventa familiare: i suoni sono un loop infinito della stessa traccia, la legna degli alberi addirittura cigola come se fosse una porta che si apre e l’ululato è sempre lo stesso (sentito altre mille volte anche in video e film, ndC).
Bisogna però essere sinceri. Sicuramente l’ambientazione non rende per nulla semplice il lavoro di differenziazione scenografica, ma non sono stati così poco accorti, dopotutto: mentre cammini nella neve, cerchi i sentieri o ti addentri tra gli alberi, la ripetitività intorno a te quasi ti stordisce, i sentieri cominciano a sembrare tutti uguali e facilmente ti puoi perdere tra essi diventando punitivi, così come sarebbe punitivo addentrarsi in quegli spazi naturali e aperti nella realtà. Ma appena riesci a trovare la via giusta, il punto di interesse segnalato sulla mappa, per esempio, la vista davanti a te cambia e vedi effettivamente qualcosa di nuovo. Sono riusciti a dare a ogni punto la propria originalità, distaccando l’uno dall’altro e facendo scaturire la curiosità di sapere come può essere strutturato il punto successivo. Quindi dal male sono riusciti a tirar fuori qualcosa di buono.

Le orme dell’Ombra che ci insegue durante il nostro cammino

 

 

LA DIFFICOLTA’ DI COMPRENSIONE

Non so se i ragazzi di IMGN.PRO, uno studio di sviluppo indipendente polacco fino a oggi esclusivamente impegnato nella fornitura di servizi ad altre software house, abbiano reso la comprensione della storia complicata per aumentare la stranezza dell’incidente del passo di Djatlov, fatto sta che ancora adesso ho un po’ di confusione in testa a riguardo.
La storia dell’incidente, infatti, alla fine mi è sembrata quasi marginale, come se fosse una conclusione amara dalla quale partire per ricostruire tutti i fatti accaduti non solo ai poveri ragazzi, ma anche al personaggio stesso che impersoniamo.
Parallelamente alla storia del passo di Djatlov ci viene raccontata anche la storia di un centro militare e di ricerca, costruito in tempi brevissimi, nel quale, a quanto pare, venivano effettuati test psicologici, telecinetici, radioattivi e chi più ne ha più ne metta, su detenuti per stupro, omicidio o altre nefandezze, sia vivi che morti e che, su questi ultimi, si tentasse anche di resuscitarli. Una camera in particolare, chiamata la camera della paura, vedeva persone entrare e uscire completamente deturpate, distrutte, la maggior parte delle volte morte perché torturate fino al decesso. Da questo complesso, costruito in tempo breve ma smantellato altrettanto brevemente, una persona, un detenuto, provò a scrivere una lettera con richiesta di aiuto, ma venne intercettata e cancellata completamente. Noi potremo ritrovare anche la lettera di aiuto di questo ultimo sfortunato che ci spiegherà che tra i prigionieri vi era anche uno scienziato, e che la loro missione era quella di scoprire ‘…qualcosa fuori da questo mondo’. Qualcosa in un mondo parallelo, insomma.
Ma la storia non finisce qui: dal 1950 al 1953 la base fu luogo di diversi incidenti, nei quali morirono molte persone compresi gli addetti ai lavori, e in pochi sopravvissero; tra di essi, un fortunato in particolare che, dopo una grande esplosione con fumi e luci arancioni, riesce a fuggire e a salvarsi, ma di cui non si sono più avute le tracce.

Altra storia parallela è quella di un certo Vitalij, che soffrendo di patologie psicologiche molto gravi, di pazzia, preso da un raptus di follia pura uccise la moglie Viera alla quale provocò gravi ferite e seri danni agli occhi. Rinchiuso in un ospedale psichiatrico di Mosca, scrisse una lettera alla moglie (già deceduta, ma questo lui sembra non comprenderlo), sembrando quasi pentito e che, questa lettera, la farà recapitare presso sua sorella Viktoria (che dovrà leggergliela) dal suo amico fidato Anton.

Quando ci allontaniamo dal paese, a inizio gioco, ci perdiamo nel bosco e cadiamo in un vortice di alberi che si piegano dinnanzi a noi

Da qui, quindi, parte la ricerca per scoprire chi siamo realmente noi: il personaggio che impersoniamo non è facile da decifrare, soprattutto se si raccolgono le note tutte sfalsate, senza un ordine preciso di lettura e senza date che ci permettano di posizionarle temporalmente.
Quello che sono riuscita a comprendere io, assemblando le varie note, è poco, ma credo giusto.
Allora:
il nostro personaggio è un dottore/scienziato che effettuava gli esperimenti nella base militare. Che tipo di esperimenti furono non è molto chiaro, visto che da diverse note ci sono descrizioni di esplosioni piuttosto che di trasformazioni da materia solita a liquida o gassosa o, addirittura, la completa distruzione del corpo umano (e questo potrebbe far pensare più a esperimenti atomici che telecinetici o di natura mistica). Un giorno però nella base scoppiò un incidente (descritto dal dottor Dymitr Ivanowicx in una registrazione), dal quale pochi si salvarono, molto pochi. E tra questi, forse, ci siamo anche noi.
Qui inizia la parte difficile.
Considerando che l’incidente del passo dei 9 poveri ragazzi successe anni dopo dall’incidente (infatti l’ultimo, come già detto, scoppiò nel 1953) e cioè nel 1959, probabilmente noi, da scienziati militari, siamo divenuti agenti federali, mandati a investigare su ciò che successe al passo di Djatlov, ma nell’investigare rimaniamo talmente scioccati da ciò che è successo che perdiamo il senno e non solo, anche la strada. Da una nota possiamo evincere che il nostro compagno nella spedizione di investigazione comunica la nostra dispersione e il nostro stato confusionale nel passo via codice morse, e che prima di scomparire abbiamo chiesto ‘dov’è Anton?’.

Questo mi ha portato a pensare che potremmo essere Vitalij, visto che lui stesso parla di Anton a sua moglie e che la uccisione della stessa sia un fatto successivo al disastro del passo: Vitalij potrebbe essere rimasto talmente tanto scosso nel vedere i corpi di quei poveri ragazzi da essere rimasto traumatizzato o, peggio ancora, potrebbe essere stato esposto a materiale utilizzato per gli esperimenti e che quindi la sua mente si sia completamente abbandonata alla follia, auto-convincendosi dell’esistenza di questo ‘Anton’ che però, sempre per mia ipotetica interpretazione, era un detenuto della base con il quale aveva stranamente fatto amicizia. Proprio per questa sua convinzione riesce a uccidere sua moglie in preda a un attacco di pazzia. Ma questa sua convinzione, secondo me, altro non era che ‘possessione’,  come se quegli esperimenti fatti fossero ricaduti su di lui, e che Anton, in qualche modo, si fosse instaurato nella sua mente dandogli ordini e parlandogli attraverso la telecinesi.

Difficile da spiegare invece il finale, visto che ce ne sono due.
Il primo termina con noi che ci avviciniamo alla tenda dei ragazzi nel passo di notte, attorniati dal buio, all’interno della tenda una sola luce arancione a illuminare. Sembrerebbe che Vitalij apra la tenda e i ragazzi fuggano via terrorizzati.
Il secondo finale, quello visibile solo nel caso in cui si raccolgano tutte le note, ci farà sentire una voce che ci parla nel buio più completo, che ci dirà:
‘Doc! Doc, può sentirmi?
Sono io, Anton!
È abbastanza per oggi.
I risultati del paziente risultano in deterioramento. Disconnettiamolo.
Merda! Spegnetelo!
Presto! Fatelo! Può sentirci!’
Ecco che qui, tutte le mie teorie vanno in malora. Voleva forse resuscitarci? Oppure Anton ci ha guidati fino ad adesso, in una specie di cammino per comprendere cosa realmente è accaduto al passo e ai quei poveri ragazzi, visto che noi siamo gli unici ad averlo visto? Oppure ancora, siamo uno di quegli esperimenti, che sopravvissuto alle esplosioni, abbiamo poi ucciso quei poveri ragazzi al passo e che veniamo costantemente utilizzati come test di quegli stessi esperimenti telecinetici, e Anton ci guida per capire cosa è successo?

La risposta non ci verrà mai data, forse, o se qualcuno di voi l’avesse, vi prego, scrivetemelo!

 

CONCLUSIONI

Felinia ha scritto ‘Non il solito fumetto sul sesso’, userei la sua stessa formula per definire Kholat ‘Non il solito gioco sull’horror’. Basarsi su una storia vera ha reso tutto più inquietante e travolgente, ma l’illusione di poter capire cosa è successo a quei poveri ragazzi nel passo è stata tanta.
Credo abbiano voluto interpretare l’accaduto dando vita a tutte le voci che corrono su questa storia: dalla parte degli esperimenti atomici e mistici, all’esistenza di forse sovrannaturali.
Nonostante il facile e poco impegnativo gameplay, il gioco è tutt’altro che semplice. La comprensione è stata (ed è tutt’ora, per me) resa veramente complicata, lasciando libera interpretazione – ma anche no allo stesso tempo, il che rende il tutto ancora più difficile.
Non posso assolutamente dire che non mi sia piaciuto ma il fatto che sia rimasta con più dubbi che spiegazioni mi ha lasciato vuota, con voglia di saperne di più. Ma so già che non verrò mai accontentata.

 

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Author Clairessa
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Categories Recensioni
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