Presentato all’ultimo E3, il nuovo titolo Ubisoft Tom Clancy’s Ghost Recon: Wildlands mi ha attirato subito. Fortunatamente sono riuscita a provarlo in closed beta e a farmene un’idea più precisa.
Non posso certo farne una recensione, perché per me vorrebbe dire almeno giocarlo completamente prima di poter dire realmente come sia. Quindi, ho optato per realizzare un breve articolo, conciso e veloce, per esprimere i miei dubbi e le mie perplessità. Partiamo subito.

La closed beta inizia con un meraviglioso metodo di personalizzazione del personaggio. Curato nei minimi dettagli, si possono scegliere diverse tipologie di viso, colore di pelle, di occhi, tatuaggi, capelli e chi più ne ha, più ne metta.

Dopodiché, scelto il nostro personaggio, verremo catapultati in un video che ci spiegherà (non proprio brevemente) cosa faremo e perché ci troveremo nel cuore del Brasile, tra piantagioni di cocaina e giungla. È da qui che ho iniziato a notare un downgrade grafico: le texture dei vestiti, dei materiali e della pelle sono molto leggere, quasi piatte a volte, e non mi hanno dato nessun senso di profondità. Siamo partiti molto male, cara Ubi, ma su questo aspetto ti cedo il beneficio del dubbio visto che è solo una beta.

Appena scesi dall’elicottero e preso controllo del nostro personaggio, ho notato piacevolmente che il sistema di combattimento è stato coniato da The Division, che ho molto apprezzato sotto questo punto di vista. Molto semplice, ma realistico quanto basta. Mi sono catapultata quindi verso un mezzo di trasporto, una semplice Jeep ideale per le escursioni fuoristrada, e mi sono ritrovata a guidare una saponetta. Il sistema di guida è piuttosto scarno, frenare e usare il freno a mano non hanno quasi nessuna differenza, e i veicoli sembravano delle volte glitcharsi a qualche sterzata (l’ho notato soprattutto utilizzando le 2 ruote). Molto carino è stato vedere le animazioni dei compagni di viaggio, mentre si sporgono dal finestrino per sparare, meno carine invece quelle di chi impugna le mitraglie sui tettucci delle auto rinforzate, che girano come manichini su un perno.

Ora, passiamo ad analizzare le missioni, l’interazione con l’ambiente e la scelta della strategia da applicare per il raggiungimento degli obiettivi.

Ho completato circa 4 missioni della Closed Beta, e mi sono ritrovata a dover fare sempre la stessa cosa: nonostante gli obiettivi fossero diversi (interrogare un nemico, salvare un ostaggio, target da eliminare) purtroppo le azioni da fare sono sempre le stesse. Per quanto l’inserimento del drone per controllare la zona e il binocolo per segnalare la posizione dei nemici sul campo siano delle aggiunte utili e anche carine da sfruttare, si tenderà sempre a buttarsi con armi spianate e a fare un gran macello, senza pensare a strategie di sorta perché, in realtà, verrà a noia e gettarsi alla Rambo sarà sempre la scelta più semplice in ogni occasione.

Dare la possibilità di scegliere il metodo di attacco deve essere preceduto da una attenta osservazione dell’ambiente circostante e quindi di una valutazione utile sulla strategia migliore per affrontare gli spazi e utilizzare le diverse opzioni. Se quest’ultima è compromessa, o non abbastanza forte da essere necessaria per il raggiungimento dello scopo, allora viene meno ogni utilità e ogni possibilità. Ed è davvero un peccato perché questo vuol dire aver toppato alla grande.

Inoltre, le interazioni con l’ambiente circostante sono veramente scarse. Ci sono poche cose che si possono fare, all’interno delle aree che contengono nemici, e si ripetono di continuo. Segnalare materiali e provviste, caricarsi di munizioni e valutare di poter cambiare equipaggiamento sono le azioni che più eseguirete per tutto il gioco e che vi ritroverete a fare talmente tante volte che probabilmente smetterete di cercare casse già alla terza missione.


Un po’ di stile Far Cry (chissà perché) lo riconoscerete tutti. Agenti lanciati su un territorio dove ribelli, polizia locale e corrotti si combattono non è di certo nuova come situazione, soprattutto sapendo che i ribelli ci appoggiano e ci sostengono sul campo. e poi gli avamposti, dove i nemici compaiono ogni volta che ci passiamo affianco, nonostante li abbiamo già scoperti e ripuliti diverse volte. Per non parlare della radio nelle auto che ci racconta gli andamenti del paese (interrotti da canzoni e musica discutibile).

In conclusione, non ho visto proprio nulla di nuovo in questo titolo. È come se avessero estrapolato alcune parti (e per alcune neanche le migliori) di altri giochi Ubisoft e li abbiano assemblati, spacciandolo per un Open World dalle mille sfaccettature. In realtà, mi è parso per lo più un copia e incolla riuscito male, una brutta copia di GTA con molta meno scelta e molti più bug (il che ce ne vuole).
Probabilmente siamo tutti d’accordo nel dire che Ubisoft, ultimamente, ha sganciato titoli deludenti e poco ‘differenti’ dai loro predecessori e, dopo la mia ultima delusione d’amore nei confronti di The Division (che ha cercato di riprendersi con la modalità survival un po’ troppo tardi), ho deciso di abbandonare definitivamente l’idea di acquistare Ghost Recon. Peccato, avrebbero davvero potuto fare la differenza; invece, hanno deciso per il risparmio.

Author Clairessa
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Categories Notizie Flash
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