Sembra proprio che le case videoludiche si stiano prodigando nella creazione di titoli che abbattano le barriere dei tabù, utilizzando i loro giochi come mezzi di comunicazione multimediale e raccontando storie profonde che affrontano temi spinosi (come Hellblade Senua’s Sacrifice e la malattia psicotica).
Il titolo di cui voglio parlarvi oggi, Ether One, realizzato da White Paper Games, affronta un’altra tematica molto importante come la demenza senile.

Questa avventura grafica del 2014 realizzata con Unreal Engine e la tecnica del Cel Shading, disponibile su tutte le piattaforme in versione inglese con sottotitoli e interfaccia in italiano (rilasciati successivamente), è sicuramente interessante e va sottolineato il buon risultato ottenuto nonostante i pochi fondi disponibili per la sua lavorazione e la relativa poca esperienza di White Paper Games nel campo videoludico.

Ma veniamo al gioco: ci troveremo nel corpo di un medico della Ether One, una società di medicina futuristica che, grazie a una sofisticata tecnologia e a grandi macchinari, riesce a viaggiare nella parte della mente dei pazienti nella quale sono situati i ricordi. Quello che ci viene spiegato dalla dottoressa che ci seguirà lungo tutto il percorso da affrontare, è che la paziente da curare ha una grave forma di demenza senile e che, grazie al nostro intervento nei suoi ricordi dove dovremo distruggere delle matasse nere e spigolose, la aiuteremo a distruggere la patologia.

Man, mano che andremo avanti nel gioco, vivremo situazioni differenti che la signora ha affrontato durante tutto il percorso della sua vita, da quelle belle a quelle orribili, come incidenti sul lavoro o persone perdute, con un interessante intreccio di memorie tra noi e la paziente, e con un finale decisamente inaspettato e particolare.

Il gameplay, per me, è stato molto strano e interessante. Nonostante si possa tranquillamente inserire tra i walking game e i puzzle game, abbiamo la possibilità di interagire con oggetti, fondamentali e non, per la riuscita della missione. Il problema che ci troveremo ad affrontare però, è il fatto che potremo trasportare solo ed esclusivamente un oggetto per volta: non è una cosa da poco, considerando che la maggior parte degli enigmi consistono nell’interagire con l’ambiente tramite proprio gli oggetti trovati nel percorso. La particolarità, scoperta nel corso di gioco, è che ogni oggetto può essere riposto all’interno del Case, ovvero una sorta di ‘intermezzo’ tra il mondo reale e la mente (e i ricordi) della paziente, nel quale sarà possibile consultare i vari indizi recuperati, ri-ascoltare le proiezioni, vedere le foto e affrontare anche le ultime fasi dei 4 luoghi principali delle memorie dell’anziana.

Ci saranno molte parti secondarie che, se deciderete di analizzarle, vi permetteranno di carpire meglio tutti i particolari della storia, sulla quale si regge tutta la bellezza del gioco.
White Paper Games, infatti, ha puntato tutto sullo storytelling, sull’importanza della trama, e questo ha reso interessante e fondamentale allo stesso tempo capire ogni dettaglio per incastrare più pezzi possibili del racconto. Ma, altra cosa particolare, si può anche decidere di affrontare la storia in linea diretta, senza passare da nessun punto secondario, permettendo al giocatore di non restare troppo ‘impegnato’ nella lentezza e nella ripetitività dell’analisi (portando la longevità di gioco da 7-8 ore a 4-5 ore).

Purtroppo, infatti, per molti Ether One potrà risultare ostico, proprio per la lentezza con la quale è possibile affrontare le diverse zone di gioco. Il dover scrutare ogni angolo, analizzare ogni oggetto e, nel caso, affrontare gli enigmi relativi a ogni ricordo e a ogni luogo, potrebbe in effetti portare il giocatore allo sconforto e alla noia, soprattutto perché si potrebbe ritrovare a percorrere più volte lo stesso sentiero, ad analizzare sempre gli stessi oggetti, a cercare di risolvere lo stesso enigma per troppo tempo. Il tema delicato suddiviso in così tanti particolari, poi, potrebbe portare il giocatore a sentirsi ‘abbandonato’ durante l’esplorazione, motivo per il quale in alcune occasioni anche la sottoscritta ha sentito più volte l’esigenza di lasciare il gioco così come era.

Se invece le sfide sono il vostro pane quotidiano e questo tipo di giochi vi piace, ma soprattutto se la trama vi prende e volete vedere cosa succede alla fine, come è successo a me, non vi pentirete di terminarlo.

Ether One è un’avventura semplice ma allo stesso tempo complicata, che racconta una storia poetica ma allo stesso tempo triste e che porta per la prima volta nell’ambiente videoludico il tema della demenza senile, non facile sicuramente da affrontare e tantomeno da interpretare.
Sono rimasta affascinata dal modo in cui White Paper Games è riuscita a interpretare una malattia mentale contro la quale, in un modo o nell’altro, abbiamo potuto tutti conoscere tramite persone care o vicine.

 


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Author Clairessa
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Categories Recensioni
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