Sono tornata! Vi sono mancata?
Purtroppo mi sono resa conto che stare dietro a un blog intero da sola è un po’ complicato, soprattutto se si ha poco tempo come me. Ma sono tornata, ed eccomi qui con una recensione ‘bomba’ (anche se un po’ in ritardo e ne avrete già lette diverse). Uno dei giochi che stavo più aspettando quest’anno, un’Esclusiva PS4 con la E maiuscola: God of War. L’avete giocato? Io ovviamente sì e cercherò di farvi una recensione oggettiva anche se sarà difficile, visto quanto l’ho amato.

 

KRATOS È TORNATO

Rivedere Kratos in HD è stata una vera sorpresa: esteticamente è rimasto uguale, se non per tante cicatrici in più (perfettamente visibili in questa grafica paurosamente dettagliata) e per la barba incolta che, a tutti gli effetti, nasconde il suo viso molto provato: infatti il protagonista, in questo capitolo, accusa molto il suo passato anche sul fisico e sulle espressioni, sembra proprio un uomo che ha vissuto disgrazie e peripezie di diverso genere nella vita, e che ora soffre per la perdita della sua (se pur seconda) amata. Il suo viso imperfetto permette di cogliere ogni singola espressione e da queste ho potuto evincere la ‘stanchezza’ che il suo fardello gli ha fatto e gli sta facendo provare. È proprio un Dio stanco, stanco di combattere, stanco di uccidere, stanco di vivere.

…PECCATO SIA IN COMPAGNIA

Eh sì, perché non è da solo. Forse uno dei co-protagonisti più odiosi nella storia dei videogame, lo accompagna nella sua avventura, ed è proprio il figlio, Atreus.
Personaggio complesso, come tutti gli adolescenti in fase di crescita, Atreus è stato sulle balle un po’ a tutti, anche a voi dite la verità; nonostante questo, è un personaggio perfettamente riuscito. Mi spiego meglio: innanzi tutto, a quell’epoca l’età adolescenziale era anticipata alla nostra, come è ovvio, per via della longevità umana. Per un bambino come lui, di circa 10 anni, è ora di crescere non tanto fisicamente, quanto caratterialmente e spiritualmente. E purtroppo per Atreus la crescita non gli sarà facile, visto che il genitore al quale è più legato, cioè la madre, viene a mancare, e si ritrova costretto ad affrontare un viaggio estremamente estenuante insieme a un elemento burbero e poco socievole come Kratos.

 

RAPPORTO PADRE/FIGLIO

Abbiamo vissuto tanti rapporti tra personaggi in giochi precedenti, basti guardare a The Last of Us con Ellie e Joel, a Uncharted con Nathan e Sully, oppure Nathan e Sam, oppure ancora tra Chloe e Nadine. Legami per lo più di amicizie, molto forti, che ti fanno empatizzare con i personaggi e che ti fanno emozionare nelle scene toccanti o amare/odiare chi tradisce o chi si rivela infame. Ma qui è diverso: ci ritroviamo nei panni di un padre, forse uno dei peggiori della storia videoludica, burbero, asociale, freddo, che vive le sue emozioni e le sue sofferenze senza esternarle, che ha a che fare con suo figlio, un bimbo testardo e capriccioso, legato alla madre e che si sente fortemente sottovalutato dal padre, colui che invece dovrebbe sempre sostenerlo in qualsiasi circostanza.
La cosa veramente eccelsa di questo gioco è proprio il percorso ‘conoscitivo’ dei due, che tra battibecchi, sgridate e litigi, è una continua salita nel migliorarsi, tanto da arrivare a vedere un Kratos più dolce, affettuoso e premuroso, e un Atreus cosciente, più responsabile, più forte. Il loro legame diventerà sempre più forte nonostante gli ostacoli, soprattutto dovuti alla vera natura di Atreus (posso vantarmi di aver scoperto subito chi fosse, ma non voglio dire che poi faccio spoiler e poi non mi leggete più, anche se oramai dall’uscita del gioco è passata una vita) e noi saremo pienamente presi dal loro amore padre/figlio.

GAMEPLAY E LEGAMI COL PASSATO

La mia paura più grande, appena sono cominciati a spuntare i primi gameplay, era che questo GOW fosse completamente diverso dai precedenti. Mi sono stupita di quanto Santa Monica Studios abbia potuto migliorarsi, prendendo spunto da diversi gameplay ma mantenendo lo stile tipico dei GOW; sono rimaste le arene, sono rimasti i miniboss, sono rimasti i quick time events, ma è migliorata la telecamera, che ora è sopra le spalle di Kratos e non più cinematografica fissa, e non è più uno spam a caso di tasti ma una ponderata scelta di abilità da sbloccare a seconda della nostra build e del nostro modo di giocare. Fondamentale (e forse criticata) è stata la scelta di iniziare l’avventura con Leviatano, un’ascia magica ereditata dalla moglie, che Kratos brandisce a colpi di ghiaccio; proprio per questo la reintroduzione delle Lame del Caos, più in là nel gioco, è stata d’impatto. Segna in tutto e per tutto il ritorno del Kratos infuocato che distrugge e combatte con ardore.
Molti altri dettagli sono stati riportati dai vecchi GOW, dettagli che chi ha amato la saga non poteva non apprezzare: i forzieri da aprire con sforzo, la Furia del Caos che fa scatenare Kratos e tanti altri dettagli della storia che vanno a congiungersi ottimamente con i titoli precedenti.
Altra cosa fantastica, che ho notato subito e che ho fatto notare subito a tutti a mia volta, è l’accuratezza certosina delle interazioni e dei dialoghi. Difficile spiegare per iscritto che ogni dialogo è unico e non viene mai ripetuto, che ogni azione comporta un dialogo sbloccato e che a ogni domanda segue risposta. Mimir interrompe le sue storie uniche ogni volta lo ritenga necessario e successivamente la riprende appena possibile. Le affermazioni che i personaggi si rivolgono durante o dopo un conflitto talvolta si ripetono ma sono realizzate a blocchi, e a seconda di quale punto del gioco stai giocando, ne sentirai alcune piuttosto che altre. E la traduzione in italiano è S P E T T A C O L A R E.

STORIA PRECEDENTE E STORIA ATTUALE

Far ambientare Kratos dell’Antica Grecia nella mitologia Norrena mi sembrava un po’ un azzardo inizialmente, difficile pensare a come si sarebbe potuta svolgere l’avventura. Infatti, all’inizio ho pensato per parecchio tempo che fossero storie in qualche modo ‘slegate’, e in effetti così è stato. Ma allora tutto il passato scottante del Dio? Dove sarebbe andato a finire? Non si poteva di certo perdere.
E anche qui, Santa Monica Studios ha colpito ancora: i rimandi al suo passato, al suo essere Dio, alla sua vita precedente, sono estremamente ben incastrati con il suo presente, dettagli come le Lame del Caos nascoste sotto la casa o come le bruciature delle loro catene nascoste da bende sulle braccia di Kratos, rievocano perfettamente e nei momenti migliori tutto quello a cui un vero fan è legato. Grazie anche a delle visioni, sarà possibile capire perché il protagonista si trova ora così lontano dalla sua terra, un posto a lui ora ostile ma che continua a chiamare casa.

DIFETTI? NON SONO DI CASA

Mi spiace dirvelo, ma niente si può dire a un titolo completo come questo. La longevità è perfetta, la rigiocabilità c’è, ora abbiamo anche l’open world che ci permette di esplorare come meglio crediamo, la storia è fantastica, i personaggi realizzati in maniera eccelsa e le ambientazioni da sogno.
Le uniche cose che mi sento di dire a Santa Monica Studios, se mai un giorno dovesse prendere in considerazioni qualcuno, sono poche ma buone: troppo piccolo il bestiario che si incontra, i miniboss sono perlopiù sempre gli stessi e il gioco a livello normale forse è un po’ troppo facile, soprattutto verso la parte finale di gioco, dove in realtà la difficoltà dovrebbe andare a crescere, e far impazzire come nei capitoli precedenti.

Per il resto, non c’è nulla da aggiungere. Voto: DIESCI.

 

 


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Author Clairessa
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Categories Recensioni
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