Bentornati! Chiedo perdono, manco da un po’, ma non ho avuto titoli interessanti da recensire, purtroppo. Ora, finalmente, ne abbiamo uno appetitosissimo: Little Nightmares.

L’ho provato a Lucca Comics & Games 2016 e l’ho amato subito. Nonostante fosse un platform, mi ha attirato e giocarlo è stata un’esperienza unica. Ma comprenderne la storia, o meglio, il significato, è stata un po’ dura; per questo eccomi qui a spiegarvi il mio personalissimo punto di vista e la mia interpretazione riguardo questo titolo originale di Tarsier Studios e distribuito da Bandai Namco.

 

DI COSA SI TRATTA

Sulla scia di platform come Inside, Limbo e Unravel, Little Nightmares è un gioco ‘esperienza’; il gameplay è estremamente lineare, basato semplicemente sul trial & error e sulla fuga stealth o meno dai nemici. Quello che ‘fa’ il gioco, è tutto il resto: l’immersione in un mondo onirico grottesco, buio e inquietante, lo stupore che lascia nei giocatori quando succedono determinate cose, o più semplicemente l’ansia e la sensazione di oppressione che fa vivere l’avventura, tra suoni e ambientazioni che di certo non possono essere vissuti con tranquillità. Gli enigmi sono molto semplici e sono alternati da fasi di platform puro fatto di meri saltelli qua e là: per molti sembrerà veramente poco, ma per chi come me si lascia trascinare dalla storia intrinseca e nascosta, che in questo titolo non viene minimamente spiegata in alcun modo, o che si immedesima e si agita nelle azioni da compiere in velocità, è un gioco da avere assolutamente.

 

DEFORMI PERSONAGGI E QUEL POCO DI STORIA

Vestiamo i panni della piccola Six, una bimba di nove anni in un carinissimo impermeabile giallo, che si ritrova catapultata in un resort chiamato “Le Fauci”. Il gioco inizia con un primo incubo, una donna vestita di nero e con una maschera sul viso si gira verso di noi e ci svegliamo di soprassalto. Apparentemente sembriamo stati spediti qui all’interno di una valigia. Una volta preso in mano il Joypad, dovremo affrontare ciò che ci circonda per scappare dalla prigione in cui ci siamo ritrovati.

I capitoli sono suddivisi in luoghi diversi del resort, come la prigione per citarne una, controllata da telecamere e dal Custode, il primo nemico che incontreremo. Come già anticipato, nulla ci viene esplicitamente spiegato nel corso dell’avventura, ma giocando viene da capire che molti altri bimbi, prima di noi, sembrano essersi ritrovati in questo luogo oscuro e pericoloso, e che nessuno sia riuscito a uscirne. Ma Six sembra più determinata che mai.
furbizia e statura dalla sua parte, riuscirà a scamparla in diverse occasioni, lottando con la sua fame e ai suoi crampi allo stomaco, aiutata solo dal suo istinto di sopravvivenza e dai Nomes, piccoli personaggi che qua e là ci aiuteranno a capire meglio la strada da percorrere.

Non si sa come mai, ma la direttrice del resort, la donna vestita di nero detta “La Signora”, comanda ogni luogo dall’alto delle sue stanze, portando ospiti a Le Fauci utilizzando una sorta di incantesimo, che li rende quasi automi, guidati solo dalla loro brama di cibo e dal loro istinto divenuto animale per il quale ingurgiterebbero qualsiasi cosa gli passi tra le mani, compresa Six. Come descrive il sito stesso di Little Nightmares, “Gli ospiti sono parte integrante del ciclo vitale di Le Fauci. Si ammassano nel maestoso salone, lasciandosi cadere sugli sgabelli, e cominciano a cibarsi senza sosta, non per fame e nemmeno per gola. E poi se ne vanno, in un modo o nell’altro”.

 

COSA STA SUCCEDENDO A LE FAUCI?

Lungo il percorso da fare, Six si imbatterà in diversi oggetti di dubbia natura, ma quelli che mi sono rimasti più impressi sono i sacchi legati con corde che, a volte, sembrano muoversi ancora, come se all’interno non ci fosse altro che un corpo. Le Fauci sembra essere proprio una sorta di loop continuo: gli ospiti arrivano, attirati dalla Signora, mangiano senza mai saziarsi, e non fanno mai più ritorno alle loro vite precedenti. Sembra quasi che i Cuochi Gemelli ne facciano carne, o pietanze, da servire ai prossimi ospiti…

 

LA MIA PERSONALE INTERPRETAZIONE

Dopo tutta la fatica che ho fatto, nel tentativo di fuggire da questo luogo mostruoso, alla fine del gioco quasi ero pentita di esserci riuscita. Six, infatti, dopo averne passate di ogni colore, diventa lei stessa parte di quest’incubo: la sua natura cambia nel corso del gioco e alla fine non è più la bimba che abbiamo impersonato all’inizio. E’ diventata oscura, malvagia, nessuno può più avvicinarsi, e una volta fuori dal resort, mentre aspetta l’arrivo dei soccorsi, quasi non volevo arrivassero.

Dopo aver sconfitto la Signora malvagia, infatti, Six, presa dalle sue convulsioni della fame, la morde e si ciba con il suo corpo. Questo sembra renderla a sua volta oscura, come se il potere della Signora fosse nuovamente vivo nella sua nuova pelle.

La storia è contorta e molto nascosta, ma alla fine si può dedurre facilmente. Quello che è più difficile fare secondo me è dare un senso al tutto. Io ci ho provato. Sentite qua:

Il significato che gli ho voluto trovare io, è una trasposizione degli effetti che la società ha, o le persone che lo circondano hanno, su un bambino.
Chi come me lo ha giocato, capirà gli esempi che sto per fare. Sembra quasi che il percorso della bimba sia un po’ il percorso di crescita che un bambino fa per svilupparsi in questo mondo. Circondato da persone crudeli, affariste come la Signora, che giocano sui vizi delle persone, che ne fa automi senza più un proprio pensiero, con un solo scopo materialistico come quello dell’ingurgitare cibo, per una propria soddisfazione personale; per non parlare del simbolismo legato al fatto che la donna, nelle sue stanze, ha solo specchi completamente in pezzi, come se si nascondesse dai suoi stessi occhi, per la paura di imbruttire o di invecchiare. Oppure, persone legate agli oggetti materiali, come il Custode, che nonostante il suo handicap alla vista, ha braccia lunghe per arraffare qualsiasi cosa, e che si riempie le stanze di oggetti inutili per se stesso, come libri e bambole, solo per il piacere personale di possedere qualcosa. O come i Cuochi Gemelli, legati nel loop continuo del lavoro, che oramai non si fanno più nessuno scrupolo nel cucinare qualsiasi cosa, anche carne umana, come se non avessero più nessun sentimento o considerazione se non per se stessi e per il loro obiettivo. Per non parlare delle sanguisughe: osservandole meglio si può notare come esse, negli originali bozzetti, abbiano le gambe, come a rappresentazione di qualcuno che, nell’atto stesso di succhiarci via il sangue, voglia plasmarci a suo piacimento.
Ho visto in Six la rappresentazione di un bambino qualsiasi che si ritrova a che fare con persone prive di ogni scrupolo, oramai legate alle loro abitudini e che fanno di lui un altro individuo da punire, nel momento in cui voglia scappare o voglia cambiare le cose.
Purtroppo, nel caso di Six, il bimbo si è plasmato, si è lasciato contagiare da ciò che lo circondava, che all’inizio gli sembrava oscuro e tetro, e che invece ora, come nella scena finale, non sortisce su di lui nessuno effetto.
Gli unici che hanno tentato di aiutarlo, ossia i Nomes, osservano Six salire le scale verso l’uscita, ma stranamente, pur sembrando personaggi imprigionati nelle Fauci, non tentano neanche di seguirla; li ho collegati a persone che, nel cammino di un bambino, tentano di fargli vedere il lato buono delle cose, senza risultato, rappresentate da questi esserini minuscoli senza nessun potere.

Infine, per il bambino, l’arrivare in cima al resort, uscendo quindi da quella sorta di sentiero di crescita, rappresenta l’entrata vera e propria nel mondo; quasi fosse arrivato il momento adatto per farlo, aspettando la nave che lo aiuterà nell’intento.

 

CONCLUSIONI

La mia visione delle cose forse è fin troppo personale, ma è stata la prima cosa a cui ho pensato dopo la prima run di gioco. Non so quanto possa essere veritiera, né posso sapere se gli sviluppatori pensavano realmente di poter dare un’idea come questa, ma così è stato nel mio caso, e ho voluto condividerla con voi.
Il gioco in sé è una piccola perla, un gioco molto breve ma molto intenso, dal gameplay semplice e veloce. Per gli amanti, come me, delle storie a libera interpretazione, è una chicca che non si può perdere.

 


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Author Clairessa
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Categories Recensioni
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