Presa da un raptus di follia, ho comprato The Evil Within 2, nonostante il non bellissimo effetto che mi fece il primo capitolo, spinta anche dalle varie buone critiche sentite qua e là per il web.

Dopo averlo giocato, finalmente posso dire la mia.

 

UNA STORIA MIGLIORATA

Devo essere onesta, sarà anche per il tanto tempo passato tra la mia prima run su TEW, ma sinceramente non ricordo moltissimo della storia del primo capitolo. Ricordo solo che (e qui è spoiler) eravamo all’interno di una mente malata, cioè quella di un ragazzo ricoverato in manicomio, che alterava qualsiasi cosa vivessimo in quella specie di incubo. Mostri, boss e ambientazioni erano frutto della sua mente, delle sue paure, ma sapeva anche pilotare bene le nostre ansie e usarle contro di noi. Sebastian Castellanos, il protagonista, era riuscito a resistere e sopravvivere, ma allo stesso tempo era stato vittima di ricordi legati all’incendio nel quale non riuscì a salvare sua figlia.
Questo ultimo capitolo, invece, mi è rimasto molto più impresso, proprio perché, secondo me, la storia è stata meglio raccontata e, nonostante gli sviluppi intrecciati, è stata molto più chiara.
Sebastian si trova a lottare nuovamente con i fantasmi del suo passato, in particolar modo con la verità legata all’incendio (e qui è altro spoiler) che in realtà non è mai esistito, con il rapimento della figlia ma, soprattutto, con i suoi ricordi nella clinica, con i vecchi boss, con i vecchi incubi.

Uno screenshot di una parte della città

 

GAMEPLAY

Nulla da aggiungere al gameplay, purtroppo, perché non si è discostato minimamente dal primo capitollo. La mira non è migliorata per nulla, i quick time event sono fastidiosi e macchinosi, molte cose sono ripetitive e ti portano a cercare alternative più veloci.
Una cosa positiva, però, è stata l’inserimento di una sottospecie di ‘open world’ (che poi proprio ‘open’ non è, ndr) che consente di trovare materiali utili per il crafting, munizioni, punti esperienza con gli abbattimenti e, grazie alla ricetrasmittente super tecnologica, di trovare militari dispersi e capire parti di storia. Ma, e purtroppo c’è un ma, anche in questo caso è un’aggiunta che è servita solo ad allungare la broda, a parere mio, e che in alcune parti è stato anche lievemente frustrante. Però, grazie a questa esplorazione aggiuntiva, è possibile scoprire di più su Sebastian e vivere scene horror (che secondo me traggono ispirazione da il film ‘La Madre’, ndr) che, forse, sono state le parti più spaventose di tutto il gioco.
Un’altra aggiunta che gli sviluppatori hanno voluto far provare anche a chi giocava da pc in versione third person, è stata un assaggio della versione ‘first person’. È stata interessante e forse sarebbe stato più intrigante tutto il gioco, in questa modalità, sennonché frustrante per il gameplay sicuramente non adatto a un fps (c’è la possibilità, nelle opzioni, di abilitare la prima persona per tutto il gioco, ma io non l’ho fatto).

AMBIENTAZIONE E PERSONAGGI

La scelta dell’open world e quindi il discostarsi dagli interni bui e paurosi, come il manicomio, è stata sfruttata al meglio come ambientazione horror. Vedere il mondo completamente a pezzi con parti di città capovolti sopra la testa, poi, dava il giusto senso di smarrimento.
Alcune case e alcuni interni erano accessibili, alcuni più terrificanti altri meno; non sono mancate chiese, hotel, vagoni di treni, segrete di castelli e fogne. Ma, secondo me, l’ambientazione migliore è stata legata al primo nemico che si incontra (e qui è spoiler): Stefano, il fotografo italiano che, tramite un virus, è riuscito ad hackerare ed entrare nello STEM (la macchina alla quale è attaccata la mente che ha creato la ‘città sogno’ e che, hackerata, viene disturbata e spaventata dagli incubi degli altri) e a inserire alcune sue ‘opere’ spaventose come quadri e composizioni statuarie in una specie di hotel/museo.
Altri nemici invece, come Theodore, sono a parere mio superflui, sembrano inseriti per allungare il gioco e non per una vera e propria importanza nella storia (il loro ruolo viene spiegato nel gioco, ma, sempre a parere mio, continua a rimanere superflua la loro esistenza).

CONCLUSIONI

Che si può dire, in definitiva? Sicuramente, è una buona esperienza, questo TEW 2. Può mancare, in una libreria giochi? Magari sì, ma io lo consiglierei. Nonostante il gameplay sia a volte frustrante, nonostante la ripetizione di molti pezzi (come per esempio, e qui è spoiler, ci ritroveremo a dover combattere i boss legati al primo titolo nonostante sia effettivamente inutile) ma, nonostante tutto, prosegue una storia interessante e originale, ambientazioni ottime e dettagli particolarmente curati.
Per me, è un sì!

 

 


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Author Clairessa
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Categories Recensioni
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