Finalmente! Non avete idea di quanto io abbia aspettato che la Capcom rilasciasse un Resident Evil completamente nuovo che potesse intrigarmi nel vero senso della parola. Quando ho visto Resident Evil 7 Biohazard, ho tirato un sospiro di sollievo; e dopo aver giocato la demo, sono rimasta a bocca aperta. Sembrava proprio quello che cercavo! Ma, una volta uscito, avrà soddisfatto le mie aspettative?

*Devo fare una piccola premessa, per chi non mi conosce: sono una gran fifona, ma allo stesso tempo adoro gli horror e la sensazione che ti fanno provare (se ben riusciti). Quindi, l’ho acquistato volentieri ma l’ho giocato un po’ con mia madre (sì, usava lei il joypad e correva rasente al muro perché non sapeva come girare la visuale, ma giocava lei) e poi con uno special guest.*

IMMERSIONE A 360°

Ho le mie idee riguardo ai survival horror in generale, ed è questa: è un gioco ben riuscito se riesce a farti immedesimare con il personaggio e ad avere la sua stessa paura nel girare gli angoli.
Gli appassionati di RE, che lo seguono dal ’96, probabilmente mi odieranno per quello che sto per dire, ma la terza persona nei loro titoli è, a parere mio, un po’ obsoleta, e il fatto che anche Capcom si sia resa conto del potenziale che una prima persona può avere, in questo genere, mi ha fatto davvero piacere. Ed è logico che, guardando in prima persona, una grafica che rende tutto foto-realistico aiuta eccome. Le ambientazioni, i luoghi e la videocamera fanno da padroni, in questi generi, e permettono l’immersione assicurata almeno per il 50%. E il restante 50? A quello ci pensa l’audio.
Suoni e musica sono, senza dubbio, la motivazione che permette ai videogiocatori di farsela sotto anche solo con scricchiolii e cigolii di porte che non si sa chi le stia aprendo. Se, chiudendo gli occhi e avendo delle cuffie isolanti, si percepisce nel dettaglio ogni piccolo rumore, e uniamo questo a grafica e fotorealismo, allora ci siamo: l’horror è fatto.

GRAFICA “INFETTA”

Dopo la premessa del paragrafo sopra, posso finalmente passare a parlarvi della parte ‘peggiore’ del gioco. So di aver scritto poco prima a favore del lavoro grafico di Capcom ma, purtroppo, devo anche aggiungere una clausola. Mentre lo giocavamo, molte texture erano veramente orribili, altre si caricavano dopo minuti interi passati a fissarle increduli e alcuni particolari erano veramente imbarazzanti, data la loro bruttura. È passato un po’ di tempo da quando ho giocato la demo e purtroppo non posso esserne certa, ma se la mia memoria non mi inganna, la grafica di quel pezzo era veramente più bella. L’unica spiegazione logica che ci siamo dati è che, probabilmente, l’adattamento da versione normale a VR gli è stata fatale. Spero davvero che sia per questo, perché altrimenti non saprei come spiegarmelo. Allora una domanda sorge spontanea: valeva davvero la pena abbassare così tanto la qualità per la compatibilità al VR, che probabilmente avrà solo il 10% dei consumatori PS? Ai posteri l’ardua sentenza.

‘LET’S (GAME)PLAY’

Prendendo titoli come Outlast o come Layers of Fear, la paura che anche RE 7 potesse essere ‘privo’ di un effettivo gameplay un po’ mi colpiva. Ok che sono fifona e che probabilmente mi farebbe saltare anche ‘Le avventure di Topo Gigio’, ma ritrovarmi a dover scappare continuamente da qualcuno che mi rincorre senza avere il potere di reagire, in qualche modo, non mi sarebbe garbato di certo. Se è pur vero che l’ansia è la migliore arma per un horror, bisogna rendersi conto che scappare sempre non appaga. Il difendersi, il poter reagire, ma soprattutto il poter scegliere il metodo migliore per affrontare qualcosa che ci spaventa, rende il gameplay movimentato e mai stancante, e la noia è la peggior nemica di questi giochi. Se un titolo continua a farci saltare in aria, ma al tempo stesso non ci aiuta a immedesimarci nella situazione che stiamo vivendo, probabilmente verrà lasciato a metà. Nessuno vuole questo, tanto meno Capcom, che è riuscita nell’arduo lavoro di distinguersi dal resto del genere inserendo azione, paura ed esplorazione in egual misura rendendo RE 7 degno di essere piacevolmente giocato.

Detto questo, ci sono come al solito dei contro che devo segnalarvi. Ho scelto il livello di difficoltà normale per non stare troppo a impazzire, e credo ancora di aver fatto bene. Purtroppo però ci siamo accorti che le boss fight sono lievemente in scalare, nel senso: il primo boss, per assurdo, ci è sembrato molto più complicato rispetto ai successivi. È come se il gioco non avesse alzato il livello di difficoltà da metà storia in poi, ma che sia rimasto tutto allo stesso punto. Forse non è un punto positivo per chi ama il rischio.

 

TRAMA E AMBIENTAZIONI INTRICATE

Il gioco parla di fatti accaduti dopo gli avvenimenti di Resident Evil 6, dopo le disgrazie cadute su Racoon City. Nostra moglie, Mia, ci invia dei messaggi online e noi, che la davamo per scomparsa da ben 3 anni, decidiamo di andare a cercarla. Le ricerche ci portano a una magione in Racoon City, a quanto pare abbandonata. Ma appena entreremo per cercare la ragazza, capiremo che non è così. Da qui in poi ci troveremo ad affrontare i pericoli più disparati per riuscire a rimanere vivi e salvare nostra moglie.

Nella demo, invece, vestivamo i panni di un cameraman che, con due colleghi, si intrufola nella casa dei Baker dove, così dicono alcune voci, sembra siano sparite alcune persone.
Devo essere sincera, l’episodio raccontato nella Demo mi ha lasciato veramente senza parole; quell’insieme di terrore e esoterismo, entità che infestano la casa e che convivono con persone reali, sono esattamente il genere di cose che mi mettono più paura. Purtroppo tutto questo mi aveva quasi convinto che il gioco sarebbe stato improntato su questi elementi, e alla fine sono rimasta un po’ delusa. Del resto, riconosco che Capcom non avrebbe mai e poi mai potuto abbandonare del tutto il progetto ‘Biohazard’, perché alla base di tutta la saga. Forse me lo sarei dovuta aspettare, ma la speranza è sempre l’ultima a morire.

 

RICAPITOLANDO

12 ore di gioco intenso, un giusto mix di azione, nervosismo, ansia, paura, jumpscare ed esplorazione. Un nuovo modo di vedere un titolo che, a parere mio, era andato un po’ perso negli anni e che con questa prima persona si è rimesso in carreggiata, sfidando la concorrenza. Anche se alcune ambientazioni sono poco azzeccate e i doppiaggi in italiano fanno veramente schifo, la storia è coinvolgente, i personaggi carismatici (chi più chi meno) e l’atmosfera azzeccata, adatta a farci provare le giuste emozioni.

Certo, forse qualche affezionato storcerà il naso, ma se solo guardasse un po’ meglio, potrebbe vedere l’incredibile ventata di novità che RE 7 ci ha regalato.

 


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Author Clairessa
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Categories Recensioni
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